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Quanto è importante per un wine business manager investire sulla propria capacità di degustazione?

Tempo di lettura: 3 minuti

Possedere gli strumenti di base per analizzare un vino e saperlo collocare nel panorama vitivinicolo globale, permette di poter raccontare e poi vendere meglio i propri vini. Quali sono i percorsi possibili per formarsi a livello personale e professionale?

Come WineJob abbiamo interesse ad approfondire le diverse professionalità del mondo del vino, per capire i bisogni e le necessità del settore e poter fornire competenze adeguate a tutte le figure che vogliono inserirsi all’interno di un’azienda vitivinicola.

Crediamo che una delle prime capacità che compongono le “basi del mestiere” è proprio la capacità di degustazione: skill tecnica e critica che permette al wine business manager di fare realmente la differenza nel suo lavoro.

Per questo motivo abbiamo intervistato Gabriele Alessandroni, WSET Certified Educator e Wine Consultant, per capire come saper fare una degustazione possa dimostrarsi spesso un asset così determinante.

Saper degustare è una condizione necessaria per una persona che vuole lavorare nel mondo del vino? É una capacità da sviluppare prima di entrare nel settore o si può imparare durante il proprio percorso lavorativo?

Saper degustare non significa solamente percepire e distinguere le qualità organolettiche di un prodotto. Significa comprendere i suoi processi produttivi, riuscire a collegare territorio e materia prima al produttore e concepire la trasformazione dell’uva in vino all’interno di un sistema che unisce i fattori umani ai fattori naturali.

È quindi una competenza non strettamente necessaria per entrare a lavorare nel mondo del vino, ma, allo stesso tempo, possederla è uno strumento che unisce chi parla e chi ascolta, avvicinando chi il vino lo comunica e chi lo acquista.

Quando l’interlocutore si dichiara ‘non esperto’, il legame con la propria audience si affievolisce e perde di autorevolezza. La degustazione dà la possibilità di avere un lessico tale da poter spiegare e raccontare il vino in un modo diverso, creando uno storytelling in un contesto in cui si parla la stessa lingua.

Sviluppare termini di percezioni olfattive, gusto-olfattive, conclusioni finali, armonie e qualità di un prodotto è il punto di partenza per elevare la propria abilità degustativa.

Acquisire questi strumenti di base aiuta il professionista a creare una propria concezione del vino, dandogli maggiori competenze per riuscire a comunicarla e paragonarla ad altre.

Perché questo concetto del paragone con altre realtà vinicole è così importante?

Capita spesso che le conoscenze degustative di un wine business manager si limitino alla propria area di produzione o denominazione. Essendo abituati a promuovere esclusivamente il proprio vino su mercati internazionali, è facile dimenticare il panorama vitivinicolo in cui il prodotto stesso si inserisce.

É importante capire quindi che avere le competenze di degustazione necessarie, unite a un pizzico di curiosità, permettono di ampliare gli orizzonti, trovare strade alternative, interpretare i nuovi trend, capire i gusti dei propri consumatori per trarre ispirazione da tutto questo.

Nel percorso di formazione alla degustazione è importante assaggiare più tipologie e stili di vini possibili. Prendiamo come esempio lo chardonnay: per conoscerlo a fondo come monovitigno è necessario assaggiare (e soprattutto comparare tra loro) non solo i diversi stili prodotti in Italia ma anche i vari chardonnay prodotti in altre aree del mondo, acquisendo così una capacità d’analisi e di confronto più ampia.

A questo punto, se dovessi promuovere lo chardonnay prodotto dalla mia azienda, potrei parlarne paragonandolo a quello di altre realtà, contestualizzarlo nel mercato mondiale per valorizzarne le sue caratteristiche e modulare il linguaggio in base ai diversi interlocutori con cui mi rapporto, che potrebbero non conoscere lo stile del mio prodotto.

La formazione personale, quindi, permette di affermarsi a livello professionale per comunicare e vendere meglio il proprio vino.

Ciclicamente nel settore vitivinicolo ci sono dei trend di cui bisogna essere a conoscenza per capire come il nostro prodotto si posiziona a riguardo. Prendiamo come esempio i trend dei vini naturali, dei vitigni autoctoni o del cambiamento climatico legato alla varietà: è importante padroneggiare la degustazione per concettualizzare, contestualizzare e vendere meglio il proprio prodotto.

Investire sulla formazione personale sicuramente aiuta, soprattutto in uno scenario professionale dove bisogna confrontarsi quotidianamente con diverse situazioni e differenti stakeholder: riunioni con importatori e distributori, presentazioni alla forza vendita, passaggio di brief a partner e agenzie di comunicazione, relazioni con l’on-trade e presentazioni a fiere di settore.

Ti faccio un esempio: il mercato oltre Manica ci dice che pochi amano lo chardonnay, ma che uno dei vini più in voga è lo Chablis, prodotto esclusivamente con uve chardonnay. Ciò significa che il consumatore medio inglese preferisce un determinato stile di vino. Le competenze acquisite da una formazione degustativa ampia, unite ad un lessico adeguato, mi permetterebbero di spiegare ai consumatori inglesi che le caratteristiche organolettiche del mio vino rispecchiano il loro gusto.

Qual può essere un percorso da seguire per investire professionalmente nella degustazione?

Qualsiasi tipo di preparazione rappresenta un buon investimento, perché significa dotarsi degli strumenti necessari per poter costruire una solida base di partenza e poter fare successivamente esperienza sul campo.

Se si vuole avere una formazione a livello nazionale, si può scegliere tra una delle associazioni più blasonate e organizzate sul territorio: solitamente si articolano in corsi da tre livelli e forniscono un buon bagaglio conoscitivo.

Se invece si vuole intraprendere un percorso a livello internazionale che dia un riconoscimento valido a livello mondiale, probabilmente è più indicato un corso di studi in lingua inglese o comunque che tratti il vino da una prospettiva globale.

I percorsi formativi internazionali si diversificano a seconda del proprio interesse professionale. Se la professionalità che vogliamo raggiungere nel mondo del vino è orientata al marketing, alla comunicazione o al giornalismo, la scuola di formazione giusta potrebbe essere la WSET – Wine & Spirit Education Trust.

Se invece le competenze che vogliamo acquisire sono dirette verso la sommellerie, l’ospitalità ed il restaurant management, la CMS – Court of Master Sommeliers è più indicata proprio perché più propensa al servizio e alla relazione diretta con il consumatore.

Una volta completato il ciclo formativo, è fondamentale cominciare a fare quanta più esperienza possibile partecipando a masterclass sul vino e degustazioni, fiere ed eventi dedicati al mondo vitivinicolo, visitando cantine e parlando direttamente con produttori ed enologi, ma soprattutto non bisogna mai smettere di allenare il palato.

Redazione WineJob