StoryTelling e Vino: state of the art

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Articolo di Giorgia Pizzuti – Soft Skills Trainer e Life & Business Coach

Premetto che ciò che segue è una breve riflessione sulle “storie” delle aziende vinicole così come vengono presentate sui siti web. Non parlo, quindi, di come vengono narrate, in prima persona, da chi lavora in azienda né faccio riferimento a “tutte” le cantine presenti online bensì alla maggior parte di esse.
Indipendentemente dal successo e dalle dimensioni dell’azienda una delle prime cose che colpisce è la frequenza con cui alla voce “storia” o “chi siamo” corrispondano, spesso, gli stessi elementi: un breve accenno agli “antenati” storici, quindi dati relativi all’estensione dei vigneti, alle caratteristiche del terroir e/o del processo di produzione. In quest’ultimo caso, spesso l’enfasi è posta sull’elevata cura ed “artigianalità” nonché sull’utilizzo contenuto di prodotti chimici; se a questo aggiungiamo la valorizzazione del territorio e dei vitigni autoctoni, credo che molti appassionati di vino come me possano facilmente riconoscere la maggior parte dei contenuti dei siti delle cantine italiane.

Ma queste “storie” ci emozionano? Riescono a catturare l’attenzione del navigatore?

Lo StoryTelling ci insegna che qualsiasi storia, sia essa raccontata in un libro che in un film, come in uno spot o appunto sul web, per emozionare, per coinvolgere, deve riuscire ad offrire qualcosa di diverso rispettando, paradossalmente, alcuni criteri canonici. Tra questi vi è, a mio parere, la necessità innanzitutto di creare una certa “tensione emotiva”. Pensate a quando un libro ci cattura, a quando lo divoriamo pagina dopo pagina – e che sia un giallo, un dramma, un romanzo storico o fantasy non fa alcuna differenza -, come provare a ricreare questa dinamica raccontando la “storia” di una cantina?

Un piccolo espediente può essere quello, ad esempio, di raccontare gli esordi difficili o quei momenti sfavorevoli (es. annate complicate, difficoltà tecniche o anche personali) che l’azienda ha affrontato e poi superato, magari anche con qualche incertezza. Perché è riscoprendo nell’altro ciò che noi stessi affrontiamo ogni giorno, le mille difficoltà, gli alti e bassi della vita quotidiana, che iniziamo ad appassionarci e ad immedesimarci nella storia.

Se poi – altro piccolo spunto – queste vicende di successi ed insuccessi, anziché raccontate in terza persona vengono personificate in uno o più personaggi e, come suggerisce K. Vonnegut, ad ogni frase facciamo corrispondere uno svelamento del personaggio o un passo in avanti dell’azione, bhe allora la capacità di coinvolgimento della storia aumenta…eccome! E allora perché non provare…

Se vuoi ricevere altri approfondimenti su storytelling e vino scrivici a: formazione@winejob.it